Stanze

11 Aprile 2008


Mancavano una ventina di giorni a Natale. O forse anche meno, non ricordo bene. Eravamo tutti riuniti per un pranzo, cosa insolita perché generalmente i ritrovi li facevamo alla sera, per cena... ma uno degli amici adesso non era in grado di spostarsi e le abitudini, in fondo, sono fatte per essere cambiate.

Eravamo contenti. Malinconicamente contendi, direi. Era sempre più difficile ritrovarsi per festicciole spensierate da quando il nostro amico stava male; era molto più naturale che noi andassimo da lui, quasi mai tutti insieme... ma quel giorno era lì per festeggiare con noi. Eravamo al completo.

Ad un certo punto, la padrona di casa, che da sempre era quella che esternava di più i sentimenti, disse qualcosa, non mi rammento bene, proprio su quell'amore che aleggiava su noi tutti. Suo marito la riprese dolcemente, quasi invitandola ad un maggiore riserbo e lei, invece, orgogliosa reagì dicendo che "anche lei voleva aprire le sue stanze”. La citazione era proprio riferita al nostro amico più debole, al suo meraviglioso libro con cui aveva aperto a tutti i lettori le simboliche stanze della sua casa, dalla cantina alla soffitta, passando per la cucina, la camera, il soggiorno... in ognuna di esse lui aveva rappresentato, attraverso racconti e poesie, gli affetti, i ricordi, le fantasie più care. Ed aveva lasciato entrare tutti.

Io me ne stavo un po' in disparte, avevo contribuito ad animare la riunione come al mio solito. Adesso me ne stavo accanto al caminetto, assorta, con un misto di malinconia e solitudine, che non sempre mi concedo quando sono in compagnia... ma eravamo in tanti e con un po' di fortuna nessuno avrebbe badato a me.

Le parole della mia amica, però, penetrarono bene tra la cortina dei miei pensieri. Io, le mie stanze le avevo chiuse quasi tutte e lo sapevo bene e per un attimo ebbi la sensazione che tutti ne fossero consapevoli. Non bastano i sorrisi accoglienti se poi tieni gli ospiti sulla porta, pensai.

Ma fu solo un attimo. La mia amica mi passò accanto e mi regalò un fuggevole abbraccio, interpretando il mio sgomento come la commozione per la situazione. In parte lo era.
In parte pensavo, invece, alle mie preziosissime stanze, così saldamente serrate che neanche si vedevano da fuori.
Potevo restarmene dentro quanto volevo.

Nessun commento:

Posta un commento