(F)TREMITI (luci della ribalta)

3 Febbraio 2009



L'occasione è particolare, emotivamente coinvolgente e, al tempo stesso, ufficiale e socialmente importante.

Il luogo è familiare, su questo palco ormai sono salita diverse volte, ne conosco luci ed ombre, colori ed odori.

L'atmosfera non è troppo concitata, l'emozione è palpabile ma tutto sommato ben incanalata: tutti abbiamo bene in mente il motivo per cui siamo lì.

Il brano l'ho interiorizzato ormai bene anche se è la prima volta che lo leggo in pubblico. Dei tre che devo leggere è quello che mi dà più pensiero perché è abbastanza articolato e ha alcune parole su cui, puntualmente, incespico. Devo ricordarmi di rallentare il ritmo in modo da facilitarne la comprensione e distenderne il respiro.

Le ultime note del pezzo musicale che precede la lettura, si spengono, la gente applaude e poi fa di nuovo silenzio per ascoltare. Attendo il mio turno e quindi mi avvicino al leggio.

Sono tranquilla. O, meglio, quasi. Insomma, impossibile non sentire quella terribile e meravigliosa morsettina allo stomaco, però tutto è abbastanza sotto controllo, le parole sono da leggere, non si rischia di dimenticarsi qualcosa.

Inizio. La mia voce al microfono mi suona sempre un po' strana, ma anche questo ormai non mi sorprende più.

Ma poi comincio a sentire quel tremito. E' la mano sinistra, anche stavolta. Strano perché generalmente è la destra che "vibra", ma è successo la medesima cosa anche l'ultima volta: il mio consueto e, tutto sommato, leggero tremore, viene probabilmente accentuato dall'inevitabile emozione dell'esibizione e ciò non dovrebbe stupirmi o preoccuparmi più di tanto. Solo che anche questa volta lo sento un po' più forte del solito... poggio la mano sui fogli di carta e li vedo muoversi... continuo a leggere lasciando andare la voce ma il mio sguardo è come ipnotizzato da quella mano che trema sempre di più e che trasmette lo stesso movimento anche al leggio. Mi prende il panico. Improvvisamente mi sembra che tutti si stiano accorgendo del mio impaccio e questo accresce la mia agitazione e, di conseguenza, il maledetto tremore. Vado avanti nella lettura in maniera quasi meccanica,  provo a cambiare posizione, a cercarne una che mitighi il movimento e, come era prevedibile, mi impunto su un paio di parole ma, a parte questo,  riesco a superare il momento critico senza troppi danni. Rilasso le spalle e mi concentro sul brano sottolineando gli accenti più emotivi e modulando la voce, proprio come mi ero riproposta.  Faccio un’impercettibile pausa prima di lasciare scivolare la frase conclusiva che si perde nel silenzio attento della sala. Alzo gli occhi e guardo il buio davanti a me, poi mi volto ed esco  di scena lasciando andare finalmente il respiro  mentre parte l’applauso.

E mi dico che sarei disposta a pagare per rifarlo di nuovo.

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