6 Agosto 2005
Sono giorni che questa frase di Richard Bach mi risuona nella mente.
Mi piacerebbe fare il percorso del colibrì come in "nessun luogo è lontano" e giungere ad una qualsiasi consapevolezza, invece questa volta l'argomento è stato così controverso che in me senso solo confusione ed incertezze.
Ho toccato con mano quanto è difficile lo scambio tra culture diverse. Ignoriamo talmente tanto gli uni degli altri...e soprattutto, quanto siamo disposti a mettere in discussione i principi ed i valori che ci hanno sempre accompagnato e che credevamo universali?
E poi come facciamo a distinguere se il problema è razziale, culturale o di sensibilità? Il rispetto per l'altro significa rinunciare a ciò che nn ha la volontà di offendere? Ed è più importante l'intenzione o l'effetto che si produce?
Ho bisogno della verità, di sapere quale è la via di mezzo, il punto di incontro.
Se un comportamente assolutamente normale in Italia assume connotati offensivi per uno straniero nostro ospite, siamo noi che dobbiamo rinunciarvi o lui che deve capirne la vera intenzione?
Ok, io per carattere sono disposta a rinunciare ad usi e costumi se possono urtare la sensibilità di altre persone, ma è una scelta personale, nn posso costringere altri a fare altrettanto o considerarli razzisti. Oppure si?
Una cosa è certa, se per piccole cose il percorso è così difficile, capisco perchè il mondo è così come lo vediamo.
Sono giorni che questa frase di Richard Bach mi risuona nella mente.
Mi piacerebbe fare il percorso del colibrì come in "nessun luogo è lontano" e giungere ad una qualsiasi consapevolezza, invece questa volta l'argomento è stato così controverso che in me senso solo confusione ed incertezze.
Ho toccato con mano quanto è difficile lo scambio tra culture diverse. Ignoriamo talmente tanto gli uni degli altri...e soprattutto, quanto siamo disposti a mettere in discussione i principi ed i valori che ci hanno sempre accompagnato e che credevamo universali?
E poi come facciamo a distinguere se il problema è razziale, culturale o di sensibilità? Il rispetto per l'altro significa rinunciare a ciò che nn ha la volontà di offendere? Ed è più importante l'intenzione o l'effetto che si produce?
Ho bisogno della verità, di sapere quale è la via di mezzo, il punto di incontro.
Se un comportamente assolutamente normale in Italia assume connotati offensivi per uno straniero nostro ospite, siamo noi che dobbiamo rinunciarvi o lui che deve capirne la vera intenzione?
Ok, io per carattere sono disposta a rinunciare ad usi e costumi se possono urtare la sensibilità di altre persone, ma è una scelta personale, nn posso costringere altri a fare altrettanto o considerarli razzisti. Oppure si?
Una cosa è certa, se per piccole cose il percorso è così difficile, capisco perchè il mondo è così come lo vediamo.
Nessun commento:
Posta un commento