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Obiettivi... mancati

21 Aprile 2008


"Sono una persona buona. Per molti versi. Ma sto cominciando a pensare che essere una persona buona per molti versi, in fondo, non conta poi tanto, se anche solo per un verso sei una persona cattiva. Perché quasi tutti sono buoni. O sbaglio?"
(Nick Hornby - Come diventare buoni)



Il libro l'ho letto l'anno scorso e lo consiglio veramente: ironico, divertente, dissacrante e, per me, anche vagamente inquietante... il punto di vista femminile di Nick Hornby è terribilmente familiare.
Anche del mio essere "bravina" ho già parlato e non mi sembra di essere migliorata molto... anzi.
E allora? Cosa c'è che non va? Perché stasera "quell'unico verso" sembra pesare più del solito?

19 Aprile 2008

Come ho avuto difficoltà a scegliere una delle poesie di Lee Masters, così è stato arduo decideredi nominare una sola canzone del disco Non Al Denaro Non All'amore Nè Al Cielo di Fabrizio De Andre'. Tutte mi hanno dato molto da riflettere ultimamente e per tante diverse ragioni...
Però, questa del Chimico è senza dubbio la mia preferita... sarà che parla di aprile e di colori sul viso, sarà che parla di idrogeno e ossigeno, sarà che poi c'è sempre quella malinconica disillusione...



Guardate il sorriso guardate il colore
come giocan sul viso di chi cerca l'amore:
ma lo stesso sorriso lo stesso colore
dove sono sul viso di chi ha avuto l'amore.


sarà che... io mi sono capita.

In fila per tre

17 Aprile 2008


L'altro ieri, pomeriggio dedicato ai colloqui con i professori che insegnano a mia figlia. Lei, prima media, è ovviamente bravissima nelle varie discipline e corretta nei comportamenti, per cui, andare ad ascoltare i giudizi degli insegnanti, non mi crea mai particolari apprensioni. E' l'insieme della cosa che diventa vagamente impegnativo!
Tanto per cominciare, le file. Davanti ad ogni classe, all'interno della quale ricevono generalmente due docenti, c'è sempre un nutrito assembramento di genitori e la prima cosa da fare è capire le modalità di turnazione. Insomma, un po' come da bambini quando si giocava a Stop e bisognava proclamare "tutte le regole” altrimenti ti massacravano!!! Ad esempio, se si deve parlare con entrambi i professori all'interno della classe, si devono fare due file distinte? Oppure dopo aver parlato con il primo, si può "accedere” al secondo appena si libera? Certo, questa seconda opzione, fa sballare inevitabilmente i turni di ingresso, occorre una concentrazione non indifferente se si vuole mantenere il controllo di "chi c'è prima di te e dopo di te”.
Che poi, a me le file non piacciono molto... per come sono fatta mi metterei tranquillamente in fondo a tutti, ma d'altra parte non posso neanche tutta la serata per i corridoi di una scuola, per cui un po' di intraprendenza occorre tirarla fuori.
Comunque, essendo la scuola di un paesino piccolo, il numero dei genitori non è esagerato e, soprattutto, finisci con il ritrovarti con persone che conosci più o meno bene da tutta la vita. Con qualcuno ti sei conosciuto alle elementari, con altri alle superiori, qualcuno nel tempo libero... poi ci sono quelli con cui non avevi mai avuto nulla a che fare fino a quando i figli non si sono ritrovati nella stessa classe. La socializzazione che accompagna l'attesa del proprio turno, dipende essenzialmente dalla propria voglia e capacità di relazione e, in parte, dalla sorte che ti assegna la "compagnia di attesa”. A me, per esempio, che generalmente arrivo a scuola direttamente dal lavoro, con gli abiti della mattina, i capelli ed il trucco (quando ho fatto in tempo a truccarmi) della mattina, urta abbastanza quando mi trovo a gomito con l'immancabile tipa sistemata di tutto punto...
Ma, a parte la sindrome di Cenerentola, il clima è, di norma, se non propriamente rilassato, almeno disinvolto: in realtà, spiando il volto di qualcuno, si avverte una certa apprensione dovuta, non tanto ai dubbi e alla preoccupazione sul rendimento del proprio figlio, quanto alla consapevolezza di essere a nostra volta giudicati per come abbiamo tirato su la prole. Forse una parte dei problemi che vivono le nuove generazioni è nascosto proprio tra le pieghe di questa mania di protagonismo di noi genitori... di questa nostra ansia da prestazione...
Ad ogni modo, questa volta mi sono salvata! L'insegnante di educazione fisica non c'era. E' la sua infatti l'unica materia in cui mia figlia non eccelle e devo ammettere che ancora mi brucia l'occhiata che mi riservò al nostro primo colloquio quando mi presentai... la sua espressione diceva esattamente "ah, adesso capisco da chi ha preso... "
Quando si dice che le colpe dei genitori ricadono sempresui figli...

Urne o tombe?

14 Aprile 2008


Trovare il "dritto" è veramente arduo, stasera....
mmm... diciamo che il rovescio lo stanno trasmettendo adesso in tv (ed è veramente vomitevole).
Il dritto è che da me piove e posso già dire "governo ladro"!

Esperimenti

9 Aprile 2008


C'ero quasi riuscita. Mesi, che dico, anni di lavoro... di tentativi cauti e progressivi. Una sfida, certo... mi piacciono le sfide.
E così, ogni volta che la spia del carburante dell'auto lampeggiava di rosso, ecco che scattava la voglia di verificare il limite massimo... della durata della riserva intendo. Non che contassi i chilometri... ci mancherebbe, questa sarebbe stata una tecnica troppo scientifica! No, io andavo a senso... ogni volta aspettavo un po' di più prima di fare rifornimento.
Fatto sta, che proprio quando ero vicinissima a dimostrare che la mia auto si era abituata a funzionare senza benzina... ecco che lei si è clamorosamente fermata.
Ed ha scelto di farlo in una giornata piovosa, piantandosi esattamente a due curve dal distributore... e, purtroppo, in salita.
No, non mi è dispiaciuto tanto il fatto di fare il breve tratto di strada a piedi sotto l'acqua, quanto la consapevolezza di dover affrontare la derisione del benzinaio che aveva stampato in faccia il pensiero che queste sono classiche "cose da donne”.
Ah... ma se fossi riuscita nel mio esperimento, avrei riso io, però!!!!
Intanto ho fatto il pieno, ché per un po' non ho voglia di giocare.

Risvegli

6 Aprile 2008

L'aria è decisamente fresca, per non dire fredda, magari destinata a divenire appena tiepida visto il sole pallido, ma per ora non basta scaldarmi. Guardo la cima della montagna che svetta da dietro gli alberi e rabbrividisco perché è bianca di neve e in aperto contrasto con le gemme che si vedono sui rami
E' trascorso oltre un anno da quando venivo a correre... un anno e diversi chili, devo dire. Abbastanza per ridimensionare le mie velleità atletiche e per abbandonare le tenute attillate.
Sono così tornata alle magliette larghe, alla camminata a passo svelto ed ho ripreso a guardarmi intorno con circospezione, per non dire imbarazzo.
Accendo il lettore mp3 per isolarmi da tutte queste inutili e fastidiose considerazioni e comincio a muovermi sulle note della chitarra dei Green Day, mentre il cantante intona "Wake me up whenSeptemberends". Sorrido perché mi sembra una colonna sonora un po' strana, settembre è così lontano e mi sembra che tante altre cose siano andate perdute insieme a questi mesi. Cammino ancora esitante, quasi a voler ricercare un'andatura persa con il sole dell'estate, a voler ritrovare passi lasciati per chissà quale inspiegabile motivo.
Svegliami quando settembre è finito... sembra che l'esortazione sia rivolta a me, alla mia inquietudine, questo mio odioso piangermi addosso di nascosto ed all'altrettanto odioso, sorridere a tutti. Un lungo inverno trascorso a crogiolarsi nell'ammaliante sensazione della "tristezza delle cose”... quasi un letargo.
Ma adesso non è più inverno. Faccio un bel respirone, tiro indietro le spalle e aumento il passo. Stranamente sento le gambe abbastanza sciolte e accelerando ho la sensazione di ritrovare un certo ritmo. Anche la musica cambia. Che sia davvero così facile scrollarsi di dosso la ruggine? In fondo negli ultimi mesi ne sono accadute di cose... forse non stavo più dormendo da un pezzo... ero solo in attesa...
La canzone è arrivata a quel punto che mi piace tanto, quando, dopo la chitarra entra la batteria e tutto sembra un attimo restare sospeso prima dell'invasione del suono... mi viene un pensiero improvviso e, dopo essermi guardata intorno per un secondo, decido di correre.
Posso farlo ancora! Vorrei sorridere per la soddisfazione, ma sono tutta concentrata a mantenere il fiato giusto perché, accidenti, non voglio fermarmi assolutamente. E penso già alla prossima volta, se riuscirò a compiere un giro in più e se riproverò la stessa sensazione esaltante di vittoria contro quella parte di me che non vuole mai volare. Oh, sarà dura, lo so... è sempre dura. Ma io ora so di poterlo fare.
Rallento sulle ultime note del brano e ansimo tanto che quasi non sento gli ultimi accordi... non ho più freddo e penso che dopotutto è davvero primavera.
solo che ora... chi mi riporterà a casa?

A piedi nudi nel pa(l)co

2 Aprile 2008

Questa mattina mi sono guardata un bel po' allo specchio... si, quello del bagno... è il mio preferito, per quanto una come me possa preferire uno specchio!
La questione impellente era apparentemente futile e legata alla pettinatura da fare. Da una parte avevo il mio rassicurante mollettone, quello con cui fisso abitualmente i capelli in un nodo più o meno scomposto a seconda dell'umore... dall'altra c'erano invece tutti i commenti che ho sentito in questi giorni a proposito dei miei capelli dopo che li ho "esibiti” in versione scompigliata nello spettacolo di giovedì e venerdì... "ma guarda come sono lunghi... ma perché li tieni sempre legati... ma sono tuoi????????”
Che poi, mica è vero che li tengo sempre legati... solo che fanno un altro effetto sotto le luci dei riflettori, specie se interpreti un personaggio un po' schizzato che gira a piedi nudi...
Ma adesso la luce è quella del sole, io ho rimesso le scarpe e sono tornata quella di sempre... del resto, ho fatto un po' di scalpore proprio perché solitamente tendo ad essere un vagamente anonima, no? Che sia proprio come diceva Francesco? Se uno resta sempre un po' nell'ombra senza suscitare particolari aspettative, quando finalmente farà qualcosa di diverso, sorprenderà davvero tutti!
Come dire... fu vera gloria?
e i capelli? come li metto????

Incontri

30 Marzo 2008

Tengo anche io i libri sul comodino... ma non è una posizione d'onore. A stazionare sul comodino sono generalmente i libri che non mi entusiasmano, quelli che "vuoi assolutamente leggere” ma che poi non ti catturano, quelli che lasci fin dalle prime pagine o quelli che porti avanti a fatica, straziando loro e te stesso. Ma li lascio sul comodino... non so, è che mi dispiacenegare loro anche l'ultima possibilità... magari, chissà, verrà quella notte insonne in cui scatterà qualcosa... del resto i libri sono un po' come le persone: per ognuno c'è un momento nella vita in cui l'incontro può essere propizio... occorre solo cogliere l'istante di quella porta aperta.
E così, questa mattina, mi stavo chiedendo se in un altro periodo della mia vita avrei saputo ugualmente "incontrare”, come mi è successo adesso, Edgar Lee Masters e la sua Antologia di Spoon River. Sarebbe stato lo stesso colpo di fulmine anche anni fa? Oppure lo avrei tenuto sul comodino in attesa del 29 Marzo 2008?
Invece, l'Antologia di Spoon River, sul mio comodino neanche ci è passata... Come spesso accade ai libri che mi coinvolgono, questo ha girato casa con me tutto il giorno, mi ha accompagnato in tutte le occupazioni... l'ho letto sul divano, in piedi in cucina, davanti allo specchio del bagno, appoggiata al muro dell'ingresso ancora con la giacca addosso...
Mi dispiace solo che è prestato... non mi piace avere libri in prestito, sono possessiva con i libri. Questo lo comprerò, certo, ma non è la stessa cosa... non sarà più quello con cui è avvenuto l'incontro.
Intanto, non posso fare a meno di citare uno dei tanti brani che, per mille ragioni diverse, mi hanno colpito... scrivessi tra un'ora, sarebbe probabilmente un altro, ma ora è questo.


Harlan Sewall


Tu non comprendesti mai, o Sconosciuto,
perché abbia ripagato
la tua devota amicizia e i tuoi servigi delicati
dapprima con ringraziamenti via via più rari,
poi col graduale sottrarmi alla tua presenza
in modo da non dovere essere costretto a ringraziarti,
e poi col silenzio che seguì alla nostra
separazione estrema.
Tu avevi curato la mia anima malata. Ma per curarla
conoscesti il mio male, penetrasti il mio segreto,
ed è perciò che fuggii da te.
Perché mentre, riemergendo da un dolore del corpo,
noi baciamo in eterno le vigili mani
che ci han dato l'assenzio, pur rabbrividendo
se pensiamo all'assenzio,
la cura di un'anima è tutt'altra cosa,
perché allora vorremmo cancellar dal ricordo
le parole tenere, gli occhi indaganti
e restare per sempre dimentichi
non tanto del nostro dolore,
quanto della mano che lo ha risanato.

(Edgar Lee Masters - Antologia di Spoon River)

Prova costumi

26 Marzo 2008


L. - Che fai mamma?-
I. - Provo il vestito di scena per domani sera... che te ne pare?-
L. - ah... beeeeello.... -
I. - Molto teatrale, vero? Pensi che mi ingrossi?-
L. - Pensi di uccidermi se sono sincera?-
...

21 Marzo 2008

Ho sempre pensato di vivere una mia propria spiritualità, quasi che questa parola riuscisse da sola a rappresentare l'evanescenza del mio senso religioso.
La mia spiritualità mi piaceva, la sentivo un qualcosa di non ancora definito, ma in evoluzione... mi consentiva anche di avvicinarmi a certi riti, sentivo la mia mente aperta e pronta ad accogliere parole che per me assumevano una valenza al disopra di qualsiasi dogma o dottrina. La mia spiritualità mi faceva stare bene in una chiesa, così come, probabilmente, mi avrebbe fatto stare bene in un qualsiasi altro luogo di culto di altre religioni.
Riuscivo persino a pregare...
Poi, chi mi è vicino ha trovato la fede ed al confronto con la sua fede, la mia spiritualità è apparsa misera cosa... Di colpo, è divenuta solo una "non fede”.
Non so, è come se ce ne fossimo stati sotto il cielo a contemplare le stelle e ad un certo punto viene fuori che io guardavo un cielo disegnato mentre l'altro "vede” l'universo. Ed io mi sforzo, strizzo gli occhi, mi concentro... Ma niente.
Mi capitava la stessa cosa con quei quadri ipnotici che andavano di moda un po' di anni fa, quelli che dovevi fissare in un punto preciso per poter vedere l'immagine che c'era sotto.
Non ci sono mai riuscita.
Solo che questa volta è diverso... io pensavo che il "cielo disegnato” fosse quell'altro” e che io, invece riuscissi a vedere oltre...

Luci ed ombre

10 Marzo 2008


Mi piace scrivere di sera. Tendo a non essere lucidissima a quest'ora e ciò è sicuramente un bene... O forse, la mia mente è fotosensibile e la mancanza di luce influenza i miei pensieri alterandone i colori e confondendone i contorni. Ombre di incertezza incupiscono i miei ragionamenti ed il dubbio finisce con il risultare vincitore di ogni disputa mentale. A dire il vero, sul momento, non è una sensazione molto piacevole. Il più delle volte questa visione confusa mi mette addosso una profonda inquietudine, una sorta di pessimismo cosmico che non concilia di certo il sonno.Per un attimo si ha come la sensazione che la luce non potrà mai più tornare.
Ma ormai lo so chetorna. Ed i pensieri cupi saranno una preziosa chiave di lettura dei ragionamenti fuorviati dal giorno e da tutti i suoi vizi di forma.
Sarà così anche questa volta? Perché non sarebbe la serata adatta per cambiare abitudini...

dormi, che meglio pensarci domani
7 Marzo 2008


Come è difficile uscire da un personaggio. Settimane e settimane per entrarci, poi due serate ed ecco che dovresti metterlo da parte. Va bene, non del tutto: ogni personaggio ti lascia qualcosa... un po' delle sue caratteristiche, o meglio, quelle che sei riuscito a scoprire in te...
Ma poi, lo devi lasciare andare. Ed è in quel momento che ti accorgi se e quanto ti era entrato dentro.
La mia Beatrice era entrata, eccome. Non me ne ero neanche resa conto fino ad ora. In realtà ha impiegato di tempo un po' per cominciare a piacermi. Forse era già troppo simile a me, a me a cui piace invece interpretare ruoli diversi... lei era così sognante, persa nei racconti dei libri letti, così teneramente illusa che la vita potesse andare nello stesso modo. Mi sa che non mi piaceva per niente ricercare questa parte di me che per anni ho fatto in modo di abbandonare. Così, all'inizio ho recitato e basta, non ho cercato di trovare il suo carattere dentro di me. L'ho semplicemente impersonata.
O almeno, così credevo.
Invece adesso non riesco a separarmene. E mi accorgo che certi aspetti erano venuti fuori mio malgrado e che ancora oggi faccio fatica a reprimerli.
Ma bisogna farlo, non si può mica vivere di illusioni?
Poi, mentre penso a tutto questo, mi viene in mente un'altra cosa: sto già lavorando ad un nuovo lavoro, un po' particolare, dove interpreto La Follia...
... sarò mica già entrata nel personaggio?
e, soprattutto... come farò a lasciarlo dopo?
6 Marzo 2008


Sognavo la neve questa notte. Ma si, uno di quei sogni banalmente legati alla realtà: sono andata a letto con un senso di attesa, quindi ero già predisposta. inoltre, quando ha cominciato a nevicare, il mio orecchio ha senza dubbio percepito alcuni segnali inconfondibili e così la mia "fabbrica onirica" si è messa a lavoro.
Nel sogno la neve era più bella ed in quantità maggiore di come lo fosse in realtà, ma io questo non potevo saperlo. Ad occhi chiusi, nel dormiveglia, ho ascoltato i rumori. si, ok, c'era vento, ma gli altri suoni erano ovattati, non so... forse stavo ancora sognando, oppure riuscivo davvero a sentirla, la neve.
Ho atteso a lungo che passasse un'auto per strada in modo che il rumore mi facesse capire se quella neve c'era realmente. Invece, dopo un po', ho sentito lo spazzaneve. Allora è successassa una cosa strana: invece di saltare giù dal letto e correre alla finestra a vedere, sono rimasta ferma sotto le coperte ed ho sognato (o forse pregato, a volte mi chiedo se c'è differenza) che quella neve fosse così tanta da isolarmi da tutto il resto del mondo.
02 Marzo 2008

Solo chi ha un'età vicino alla mia o superiore, oppure un appassionato del genere, può ricordare il Carosello de "Gli incontentabili". C'era questa famiglia che si presentava ogni volta in un negozio e faceva puntualmente impazzire il povero commesso; il "papà", terribile, era Giampiero Albertini, volto che forse pochi ricordano ma voce assai conosciuta, visto che ha doppiato per anni il Tenente Colombo.
Certe volte la mente è proprio strana... o, almeno, così mi sembra la mia! Parto da un pensiero anche solo da una sensazione ed ecco che trovo collegamenti inaspettati, immagini, ricordi, altre emozioni... e tutto serve a formare un nuovo pensiero che, ovviamente non è la conclusione del ragionamento, ma semplicemente una diversa prospettiva...
Volevo scrivere dello spettacolo, ma ho perso l'occasione venerdì mattina quando ero ancora adrenalinica, eccitata e soddisfatta al tempo stesso. Contenta, insomma. Ma la giornata è trascorsa così in fretta ed in un baleno mi sono trovata di nuovo a sera, pronta alla seconda esibizione. Ora, io sono consapevolela miamia poca e limitata esperienza non può rappresentare una effettiva statistica, però "la seconda" non viene mai come il debutto; non so, forse ci si rilassa un po', si è meno attenti, o magari la ripetività tende ad annacquare ciò che si sente... boh, fatto sta che ieri non facevano che tornarmi in mente tutti i particolari più fastidiosi. Il pezzo che non era venuto bene come la sera prima, l'atmosfera che percepivo diversa, qualche commento che mi era apparso stonato, uno sguardo che non ero riuscita a interpretare, un paio di affermazioni che non ho capito. Piccole cose, certo,niente che potevaessere considerato un vero problema, ma comunque abbastanza da lasciare una sensazione di disagio.
Oggi, stavo riflettendo su tutto questo e sulla relativa sensazione che mi disturbava ed improvvisamente mi è tornato in mente quella scenetta (allora non si chiamavano "spot") e mi sono vista proprio come il cliente incontentabile!Che diamine! Possibile che non riesca a godermi nulla senza che quell'odiosa parte di me vada a cercare il pelino nell'uovo? Non potrei, qualche volta, essere un po' più inconsapevole e non cogliere ogni maledetto particolare?
Perché il brutto della questione è il fatto che generalmente ho ragione! Si, quei piccoli aspetti apparentemente innocui, si rivelano poi essere le classiche punte di iceberg: sotto c'è una montagna di problemi, altro che quisquiglie!!! Ed ecco, allora, che ormai io non mi illudo più... se percepisco le punte, vuol dire che sotto c'è dell'altro ed il fatto che ancora non abbia capito bene cosa sia, non mi consola per niente.
Comunque, il collegamento con la pubblicità, oltre a servirmi per aggiungere a me stessa una nuova etichetta, mi ha anche aiutato a trovare una morale alla storia: sono andata sul web ed ho trovato il filmato originale con tanto di pubblicità alla "nuovissima” lavatrice Ignis di allora ecosì mi sono resa conto che forse avrei proprio bisogno di un bel lavaggio... con tanto di centrifuga!

Prima della "prima"

28 Febbraio 2008

Tag: {assolutamente dedicato... a me



E così lo farò davvero. Dopo tanti anni tornerò a recitare in una commedia. Una piccola produzione amatoriale di paese, ovviamente... mica sono un'attrice vera!!! A dire il vero non sarei neanche un'attrice finta, nel senso che non ho un particolare ed evidente talento, ne' ho frequentato corsi o stage e le mie precedenti esperienze risalgono addirittura a tredici o quattordici anni fa... insomma, l'unico motivo per cui mi sono trovata sul palcoscenico, ora come in passato, è che non mi sono vergognata di farlo. Oltre alla passione, certo... ed alla buona volontà... un po' pochino per convincere la gente a pagare un biglietto per venirti a guardare, eh? Fatto sta che ormai lo spettacolo è fissato e siccome sono previste addirittura due date, temo che la partecipazione di parenti e amici non basti a salvare la faccia.
Ma nella prima fase non si pensa effettivamente al pubblico. L'ansia, la paura, l'imbarazzo, l'impazienza... l'adrenalina, insomma, arrivano all'ultimo momento. Prima c'è la fase creativa: la memoria, le intenzioni, la ricerca del personaggio e prove, prove, prove... ed è tutto così appassionante! Impegnativo, certo. E poi c'è da trovare il tempo...pare impossibile riuscire ad incastrare gli orari degli incontri nel programma giornaliero già così fitto (altri tempi quelli in cui si facevano queste cose...) e così si corre da un appuntamento all'altro con la sensazione di essere perennemente in ritardo. E si ripassano le battute nei momenti più disparati: in bagno (e lo specchi, maledetto, che ti fa sentire idiota!), mentre si riordina la cucina (e si perde inevitabilmente il filo del discorso... o il punto di cottura!), in macchina (e la gente che ti vede pensa che sei pazza), prima di addormentarsi (tre battute e si crolla!)...
Poi, scatta qualcosa e le battute che all'inizio sembravano non volerti entrare in testa, diventano spontanee e naturali: basta una frase o una situazione vagamente simile a quella della commedia ed ecco che viene subito alle labbra la battuta precisa! Questo è generalmente il segnale che indica l'avvenuto coinvolgimento: insomma, si è entrati nella parte. Il che non significa necessariamente essere anche entrati nel personaggio, questo è molto più complicato e soggettivo e sto ancora aspettando che accada, anche perché è un momento particolarmente emozionante.
Insomma, sono contenta. Si capisce? Anche un po' stralunata, lo ammetto... ero già abbastanza svagata di mio, figuriamoci adesso! Però è anche un po' mettermi alla prova, no? E questo mi fa sentire meno apatica.
Quindi... comunque vada sarà un successo!!!
...o, magari, una figuraccia...
21 Febbraio 2008


C'è animosità in giro. Non so, mi sembra che tutti quanti, intorno a me, abbiano il cosiddetto diavolo per capello e capisco che è anche ben motivato ma, ugualmente, tutta questa rabbia mi disturba. Si, capisco che non è rivolta contro di me, ma mi sento comunque sempre chiamata in causa e allora mi viene spontaneo cercare di trovare una spiegazione al comportamento altrui, cosa assolutamente stupida da fare ma, ahimé, altrettanto inevitabile.
L'assurdità è che poi, a mente fredda, capisco benissimo che in realtà quello che mi si chiedeva era, probabilmente, un semplice sostegno morale, una condivisione di cotanta indignazione... insomma, basterebbe che mi limitassi ad inveire anche io e tutto si esaurirebbe. Invece no... io non ho voglia di arrabbiarmi... anzi, mi sento in dovere di trovare soluzioni e, siccome questo può essere difficile, mi viene spontaneo cercare di ridimensionare il problema, inquadrarlo anche da altri punti di vista. Uno sforzo di obiettività, dunque, che non solo non mi era richiesto, ma che viene pure recepito male!
Allora ho provato una nuova tecnica, quella di assentire senza però sbilanciarmi con particolari commenti... mmm... si, lo so, assomiglia molto alla compiacenza ma qualche volta funziona. D'altra parte, uno deve pur sopravvivere, no?

13 Febbraio 2008

Ovviamente non credo agli oroscopi... o meglio, ci credo nella stessa misura in cui credo alla "nobile arte della divinazione" della Professoressa Cooman... Però i ritratti astrologici mi divertono: mi piace scoprire qualche aspetto della mia personalità nei tanti descritti nelle caratteristiche del segno zodiacale... O forse, sarà che mi piace come viene raffigurato l'Acquario e così mi illudo di possederne le qualità...
Insomma, per me l'astrologia è una sorta di gioco da fare al contrario: mettiamo una serie di affermazioni sparate più o meno a vanvera, e cerchiamo di trovarvi un nesso, una parvenza di verità. E così, negli ultimi tempi, mi sono ritrovare a fare questo singolare esercizio, anche con l'oroscopo mattutino ed ho scoperto che durante la giornata si verifica sempre una particolare circostanza che, magari con una leggera forzatura, può essere ricondotta a quanto pronosticato.
Come a dire, che l'abilità non è di chi ha letto gli astri, ma mia, vistoche sono stata capace di leggere gli eventi!
Solo, che poi, non sempre quello che si legge valeva la pena di essere letto e così quel piccolo battibecco di stamani, quella battutina velata che forse avrei rapidamente dimenticato (ok, ho detto forse), sono divenuti l'avvenimento da ricollegare "agli attacchi da cui avrei dovuto difendermi" profetizzati dall'oroscopo del giorno.
Brava. Ho trovato il nesso, anche questa volta... un nesso che ancora mi infastidisce...
Sono soddisfazioni.

anagraficamente

6 Febbraio 2008



Mi chiamo iulia-con-la-i-normale e ci tengo... alla mia i normale, voglio dire. Non saprei dire se è lei che ha cercato me oppure io che mi ci sono adattata... o forse è semplicemente questa mia mania di voler a tutti i costi dare sempre un'interpretazione alle circostanze... fatto sta che quella i normale ormai mi piace e sottolinearla è divenuta consuetudine più che pura necessità.
Ora, questo non significa che quotidianamente sono solita tendere la mano e presentarmi con un "Salve, iuliaconlainormale, molto lieta”... anche perché rischierei di incorrere in risposte del tipo "Piacere, ugoconlaudiuva... e questa è mia moglie erikaconlakappa”... però è una puntualizzazione che, ad esempio al telefono, mi capita spesso di fare, anche perché se esito arriva inevitabilmente la domanda "con-la-j?” e quindi preferisco prevenire!
Qualche volta, però, penso che la mia precisazione nasconda una sorta di ansia, come se volessi dire: no, io non sono Juliaconlaj... come potete solo pensarlo? Juliaconlaj è un nome dal sapore vagamente esotico, lo associ ad una qualche bellezza nordica, o comunque ad una personalità spiccata, sicura, importante... iuliaconlainormale, invece, non desta aspettative, è rassicurante, privo di ambizioni. Normale, insomma. Ok, appena un pochino meno consueto, ma comunque discreto, non eclatante. E' un po' come se volesse accennare un'originalità di cui, però, si ha timore ed allora la si ridimensiona subito.
E allora, mi viene per forza da pensare alle mie contraddizioni, a quel mio lato che talvolta chiede di emergere e all'altro che desidera livellarsi. Come se tutte le mie insicurezze fossero racchiuse in quella piccola i che mi nasconde e mi ripara al tempo stesso... La normalità che può essere gabbia e rifugio, la normalità da cui si fugge e quella che si rincorre.
Mi piace. Mi piace avere contraddizioni, così come mi piace la mia i normale; sembra strano eppure è proprio lei a farmi sentire anche un po' speciale. Speciale come dovremmo sentirci tutti, almeno qualche volta, no?
Ma, come dicevo, a me piace adattarmi alle circostanze o adattare loro a me... e sicuramente potrei fare facile esercizio di interpretazione anche partendo da iuliaconlaidiimbuto... o meglio ancora... iuliaconlaidiippopotamo (...)!!!
Raggiungendo, ovviamente, un risultato leggermente diverso.

FACCIO L'ULTIMA E POI SMETTO

12 Dicembre 2007



Scrivere post è un esercizio troppo complicato per il mio attuale stato mentale. Qualche volta li penso, è vero, ma non lo faccio apposta e così mi guardo bene dal concretizzare questa mia insana tendenza.
Perché io non ho affatto voglia di mettere ordine nei miei pensieri. Io li voglio eliminare tutti quei dannatissimi pensieri. Ma non è facile. Non vogliono andarsene, i maledetti.
Allora tento di soffocarli con i numeri del sudoku che faccio prima di dormire (ho smesso anche di leggere), con le carte di spider sul pc (ok, lo confesso, l'ho fatto pure a lavoro...) e, infine, con le biglie colorate dei puzzle di {Fueps}[HYPERLINK: http://www.fueps.com/gp/show.do]che, neanche a dirlo, interpreta esattamente il mio livello di alienazione.
E ho pure fatto il record...

A naso tappato

28 Novembre 2007


Le sensazioni sgradevoli sono come i cattivi odori: ti si attaccano addosso, ti entrano nel naso e continui a sentirli anche dopo esserti lavato e ti sembra che tutti intorno a te li avvertano altrettanto nitidamente.
Oggi mi si è attaccata questa sensazione di viltà e non riesco a scrollarmela di dosso malgrado tutti i ragionamenti, le giustificazioni e numerosi tentativi di pensare ad altro.
Ma quale è il confine tra una certa e tutto sommato inodore mancanza di coraggio, e la flatulente vigliaccheria?
Forse è proprio la persistenza del disagio a segnalare lo sconfinamento? Come dire che se si sente la puzza allora vuol dire che il segno è stato passato.
E così, oggi, mentre mi trinceravo dietro ad uno strategico silenzio evitando di esprimere il mio pensiero perché decisamente controcorrente rispetto a quello degli astanti, ho cominciato a sentire quell'olezzo inconfondibile. Ho, io lo so perfettamente perché faccio così... mi succede quando sull'argomento in questione ho percezioni contrastanti e idee poco chiare che sfociano più che altro in uno spiccato dissenso rispetto a qualsiasi opinione emergente... una confusione, insomma, che non mi consente di esprimermi in quel determinato contesto. Perché non è che io non abbia una posizione ma è come se questa sia già il frutto di una mediazione che gli altri non hanno fatto e che quindi non possono comprendere. In effetti, se il contesto cambia, se il clima si fa più conciliante e meno incalzante, allora riesco anche a tirar fuori le mie idee... che poi, in realtà sono più dubbi che effettive certezze. Insomma, in queste occasioni il dibattito mi soffoca e mi intimorisce e finisco con l'evitarlo. Una sorta di fuga che sembrerebbe più mancanza di coraggio che effettiva viltà. Ma poi la discussione finisce ed io mi ritrovo con tutto il mio non detto che mi fa sentire lontana da tutti e vile nei confronti dell'idea che non ho tentato di difendere. E questa è la puzza.