21 Marzo 2008

Ho sempre pensato di vivere una mia propria spiritualità, quasi che questa parola riuscisse da sola a rappresentare l'evanescenza del mio senso religioso.
La mia spiritualità mi piaceva, la sentivo un qualcosa di non ancora definito, ma in evoluzione... mi consentiva anche di avvicinarmi a certi riti, sentivo la mia mente aperta e pronta ad accogliere parole che per me assumevano una valenza al disopra di qualsiasi dogma o dottrina. La mia spiritualità mi faceva stare bene in una chiesa, così come, probabilmente, mi avrebbe fatto stare bene in un qualsiasi altro luogo di culto di altre religioni.
Riuscivo persino a pregare...
Poi, chi mi è vicino ha trovato la fede ed al confronto con la sua fede, la mia spiritualità è apparsa misera cosa... Di colpo, è divenuta solo una "non fede”.
Non so, è come se ce ne fossimo stati sotto il cielo a contemplare le stelle e ad un certo punto viene fuori che io guardavo un cielo disegnato mentre l'altro "vede” l'universo. Ed io mi sforzo, strizzo gli occhi, mi concentro... Ma niente.
Mi capitava la stessa cosa con quei quadri ipnotici che andavano di moda un po' di anni fa, quelli che dovevi fissare in un punto preciso per poter vedere l'immagine che c'era sotto.
Non ci sono mai riuscita.
Solo che questa volta è diverso... io pensavo che il "cielo disegnato” fosse quell'altro” e che io, invece riuscissi a vedere oltre...

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