A naso tappato

28 Novembre 2007


Le sensazioni sgradevoli sono come i cattivi odori: ti si attaccano addosso, ti entrano nel naso e continui a sentirli anche dopo esserti lavato e ti sembra che tutti intorno a te li avvertano altrettanto nitidamente.
Oggi mi si è attaccata questa sensazione di viltà e non riesco a scrollarmela di dosso malgrado tutti i ragionamenti, le giustificazioni e numerosi tentativi di pensare ad altro.
Ma quale è il confine tra una certa e tutto sommato inodore mancanza di coraggio, e la flatulente vigliaccheria?
Forse è proprio la persistenza del disagio a segnalare lo sconfinamento? Come dire che se si sente la puzza allora vuol dire che il segno è stato passato.
E così, oggi, mentre mi trinceravo dietro ad uno strategico silenzio evitando di esprimere il mio pensiero perché decisamente controcorrente rispetto a quello degli astanti, ho cominciato a sentire quell'olezzo inconfondibile. Ho, io lo so perfettamente perché faccio così... mi succede quando sull'argomento in questione ho percezioni contrastanti e idee poco chiare che sfociano più che altro in uno spiccato dissenso rispetto a qualsiasi opinione emergente... una confusione, insomma, che non mi consente di esprimermi in quel determinato contesto. Perché non è che io non abbia una posizione ma è come se questa sia già il frutto di una mediazione che gli altri non hanno fatto e che quindi non possono comprendere. In effetti, se il contesto cambia, se il clima si fa più conciliante e meno incalzante, allora riesco anche a tirar fuori le mie idee... che poi, in realtà sono più dubbi che effettive certezze. Insomma, in queste occasioni il dibattito mi soffoca e mi intimorisce e finisco con l'evitarlo. Una sorta di fuga che sembrerebbe più mancanza di coraggio che effettiva viltà. Ma poi la discussione finisce ed io mi ritrovo con tutto il mio non detto che mi fa sentire lontana da tutti e vile nei confronti dell'idea che non ho tentato di difendere. E questa è la puzza.

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