In fila per tre

17 Aprile 2008


L'altro ieri, pomeriggio dedicato ai colloqui con i professori che insegnano a mia figlia. Lei, prima media, è ovviamente bravissima nelle varie discipline e corretta nei comportamenti, per cui, andare ad ascoltare i giudizi degli insegnanti, non mi crea mai particolari apprensioni. E' l'insieme della cosa che diventa vagamente impegnativo!
Tanto per cominciare, le file. Davanti ad ogni classe, all'interno della quale ricevono generalmente due docenti, c'è sempre un nutrito assembramento di genitori e la prima cosa da fare è capire le modalità di turnazione. Insomma, un po' come da bambini quando si giocava a Stop e bisognava proclamare "tutte le regole” altrimenti ti massacravano!!! Ad esempio, se si deve parlare con entrambi i professori all'interno della classe, si devono fare due file distinte? Oppure dopo aver parlato con il primo, si può "accedere” al secondo appena si libera? Certo, questa seconda opzione, fa sballare inevitabilmente i turni di ingresso, occorre una concentrazione non indifferente se si vuole mantenere il controllo di "chi c'è prima di te e dopo di te”.
Che poi, a me le file non piacciono molto... per come sono fatta mi metterei tranquillamente in fondo a tutti, ma d'altra parte non posso neanche tutta la serata per i corridoi di una scuola, per cui un po' di intraprendenza occorre tirarla fuori.
Comunque, essendo la scuola di un paesino piccolo, il numero dei genitori non è esagerato e, soprattutto, finisci con il ritrovarti con persone che conosci più o meno bene da tutta la vita. Con qualcuno ti sei conosciuto alle elementari, con altri alle superiori, qualcuno nel tempo libero... poi ci sono quelli con cui non avevi mai avuto nulla a che fare fino a quando i figli non si sono ritrovati nella stessa classe. La socializzazione che accompagna l'attesa del proprio turno, dipende essenzialmente dalla propria voglia e capacità di relazione e, in parte, dalla sorte che ti assegna la "compagnia di attesa”. A me, per esempio, che generalmente arrivo a scuola direttamente dal lavoro, con gli abiti della mattina, i capelli ed il trucco (quando ho fatto in tempo a truccarmi) della mattina, urta abbastanza quando mi trovo a gomito con l'immancabile tipa sistemata di tutto punto...
Ma, a parte la sindrome di Cenerentola, il clima è, di norma, se non propriamente rilassato, almeno disinvolto: in realtà, spiando il volto di qualcuno, si avverte una certa apprensione dovuta, non tanto ai dubbi e alla preoccupazione sul rendimento del proprio figlio, quanto alla consapevolezza di essere a nostra volta giudicati per come abbiamo tirato su la prole. Forse una parte dei problemi che vivono le nuove generazioni è nascosto proprio tra le pieghe di questa mania di protagonismo di noi genitori... di questa nostra ansia da prestazione...
Ad ogni modo, questa volta mi sono salvata! L'insegnante di educazione fisica non c'era. E' la sua infatti l'unica materia in cui mia figlia non eccelle e devo ammettere che ancora mi brucia l'occhiata che mi riservò al nostro primo colloquio quando mi presentai... la sua espressione diceva esattamente "ah, adesso capisco da chi ha preso... "
Quando si dice che le colpe dei genitori ricadono sempresui figli...

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