26 Luglio 2005
E' un "intraducibile”, vale a dire una parola che nella lingua originale esprime un preciso concetto e che non trova corrispondenza in un vocabolo nella nostra.
In questo caso, il termine è giapponese (o almeno così dice sul libro dove l'ho trovato) e sta ad indicare "la tristezza delle cose”, come dire "l'eterno pathos che fa capolino appena sotto la superficie della vita”.
Non so se è questa la sensazione che provo in certi momenti, non sono mai riuscita a spiegarla completamente: una sottile malinconia che pervade e che sembra originata da tutto e niente...
Mi è capitato di riconoscere questa atmosfera in alcuni libri di Banana Yoschimoto, un'atmosfera indefinibile eppure che sentivo un po' appartenermi.
Mono-no-awaré.
Forse è questo che sto provando?
Se qualche giapponese si imbattesse in questo messaggio e si rendesse conto che ho scritto delle sciocchezze... be', che lo palesi... (con delicatezza, magari!).
E' un "intraducibile”, vale a dire una parola che nella lingua originale esprime un preciso concetto e che non trova corrispondenza in un vocabolo nella nostra.
In questo caso, il termine è giapponese (o almeno così dice sul libro dove l'ho trovato) e sta ad indicare "la tristezza delle cose”, come dire "l'eterno pathos che fa capolino appena sotto la superficie della vita”.
Non so se è questa la sensazione che provo in certi momenti, non sono mai riuscita a spiegarla completamente: una sottile malinconia che pervade e che sembra originata da tutto e niente...
Mi è capitato di riconoscere questa atmosfera in alcuni libri di Banana Yoschimoto, un'atmosfera indefinibile eppure che sentivo un po' appartenermi.
Mono-no-awaré.
Forse è questo che sto provando?
Se qualche giapponese si imbattesse in questo messaggio e si rendesse conto che ho scritto delle sciocchezze... be', che lo palesi... (con delicatezza, magari!).
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