30 Settembre 2006

Il padiglione del reparto era ai margini del perimetro ospedaliero. La scalinata esterna dava direttamente sulla recinzione che delimitava l'area, oltre questa si stendevano campi agricoli, qualche terreno con edifici in costruzione, in fondo si intravedevano nuclei abitati ed in fine il monte, o almeno la cosa che più assomigliava ad un monte da quelle parti. Ma non era la mia montagna.
Su quelle scale trascorrevo ore intere in attesa che arrivassero gli orari di visita, o di ricevimento da parte dei medici, o anche solo che passasse qualcuno dell'equipe, o magari nella speranza di intrufolarsi dentro al reparto per un piccolo saluto. Certe volte sapevo perfettamente che era inutile aspettare proprio lì, ma non avevo molti altri posti dove andare e poi mi piaceva restare vicino, come se la mia presenza potesse essere comunque avvertita e servisse a qualcosa. Mi piace pensare che in effetti sia servita.
Mi sedevo sui gradini, qualche volta tiravo fuori un libro o l'enigmistica, altre mi intrattenevo con altri familiari con cui scambiavo racconti, ansie e speranze; più spesso me ne stavo semplicemente a pensare, guardando il ristretto e monotono panorama e lasciando vagare la mente.
C'era una strada che costeggiava la recinzione della zona ospedaliera e la separava dai campi. Era una strada bianca, sterrata e piuttosto stretta, praticamente un viottolo. Oltre che essere di accesso ad alcuni degli appezzamenti di terreno, era frequentata da ciclisti e podisti che, specie nel tardo pomeriggio, ne facevano il percorso di allenamento. Non so, forse era perché quella mi appariva come una pratica particolarmente rilassante e ricreativa che improvvisamente mi ricordavo che era estate, che la gente andava in vacanza, si divertiva, si divagava...
Non sapevo da dove cominciasse, ne' dove finisse, quella strada... ne vedevo solo questo tratto. Non una retta, ma un segmento. Quel breve tratto diventava la mia finestra sul mondo, l'espressione della vita che fuori continuava a scorrere come sempre, mentre lì dentro tutto si dilatava.
Ed è quella una delle foto che mi porto dentro di quello come di tanti altri periodi vissuti.
Una fotogallery nella memoria.

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