CON-PASSIONE
20
Marzo 2009
Stavo pensando a due
abbracci che ho ricevuto in questi ultimi giorni. Niente di romantico,
intendiamoci... si, le braccia in questione erano maschili, è vero, ma la loro
stretta è stata puramente compassionevole, un po' in antitesi
con quel rispetto che, come diceva Madre Teresa, bisognerebbe ricercare
dagli altri e che, tra l'altro, io conosco bene.
Eppure, a me questi
due abbracci hanno fatto piacere. Insomma, due uomini, uno praticamente
sconosciuto, l'altro con cui non ho certo un rapporto stretto e che mi mette
persino una certa soggezione, ecco che improvvisamente colgono tutta la mia
motivata fragilità e rispondono di impulso con un gesto consolatorio. Non so se
a stupirmi è stato di più il loro slancio sincero in risposta alla mia
evidententemente chiara difficoltà, o proprio questa mia improvvisa mancanza di
reticenza a dimostrare debolezza.
In ogni caso l'effetto
è stato sorprendentemente benefico. Lineare. Voglio dire, un gesto semplice per
una necessità altrettanto semplice. Non è che mi accada spesso... sono
generalmente così impegnata a dimostrarmi forte, autosufficiente, controllata
che faccio fatica a lasciarmi andare alle manifestazioni di vicinanza di chi mi
vuole bene... non che le respinga, certo, ma oppongo sempre
un'impercettibile resistenza che diventa faticosa.
Perché, invece, non
accettare semplicemente le proprie paure e l'aiuto, anche minimo, che le
persone sono disposte a dare più frequentemente di quel che crediamo?
Troppo spesso
confondiamo la compassione con la commiserazione, mentre, come dice un mio
amico, il vero significato di questo termine si sposa con quello
di comprensione e condivisione.
Anche nel rapido
abbraccio che forse non ti aspettavi.
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