pensaferesi
16
Aprile 2009
Inutile
andare a vedere sul dizionario (oddio, ma che dico, nessuno va più a
guardare lì...), la parola l'ho inventata io (almeno credo) e, lo
riconosco, senza particolare fantasia apposta per l'occasione
mentre ero impegnata a fare, neanche a dirlo, una plasmaferesi.
Chi,
nella sua vita, ha fatto almeno una donazione di plasma, sa come funziona:
mettono un ago in vena, il sangue esce, passa attraverso un apparecchio che ne
separa la parte richiesta, dopodiché, quella non utilizzata viene reimmessa in
circolo. Tutta l’operazione dura una quarantina di minuti (io, generalmente, ne
impiego trentasette) con un risultato di una mezza chilata di liquido
giallognolo, neanche tanto bello ma assai utile.
E
così, mentre guardavo i tubicini dove scorreva il mio fluido vitale, ho provato
ad immaginare un analogo procedimento anche per i pensieri che, modestamente,
ritengo siano la mia parte migliore... Cosa separerei del mio fluido
mentale? Forse la parte puramente emotiva da quella più razionale? E quale
delle due potrebbe avere un valore "donabile"? Ma poi, per donarlo a
chi? E come?
Chissà
di che colore sarebbero i pensieri? Neri quelli dolorosi? Rosa quelli dolci,
rossi i passionali, grigi quelli tristi, gialli quelli allegri... Io, i miei,
li vorrei viola, il colore della consapevolezza e dell'interiorità...
E,
a pensarci bene, non credo che li vorrei separare...
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