Sono una dalla lacrima facile. Sensibile, se vogliamo essere buoni. Piagnucolosa se preferiamo essere acidi.
Però, pudica. Non mi piace mostrare in giro le mie lacrime. E testarda. Vorrei decidere io quando e quanto piangere. Spesso ci riesco pure. So come esercitare il controllo sulla mia emotività, so come attivare la modalità razionale e so farlo talmente bene che, quanto mi trovo in quella condizione, a piangere non ci riesco nemmeno. Qualche volta mi faccio persino paura.
Ogni tanto il meccanismo si incrina. Non accade spesso e non sono riuscita neanche a capire bene cosa è che effettivamente manda in corto circuito la modalità razionale. Succede e basta. E mi secca terribilmente perché automaticamente cerco di frenare il pianto ed è uno sforzo doloroso: lo avverto dalla rigidità del labbro inferiore, come se tutto il controllo passasse da lì. Si contrae, trema, si dilata in smorfie che non vedo ma che percepisco. E mi infastidiscono. Dio, se mi infastidiscono.
Non sarebbe più semplice piangere invece di resistere? Ci riesco così bene altre volte. Ho pianto persino con Dumbo... si, la scena di quando la mamma elefante imprigionata canta la ninna nanna al piccolino, cullandolo con la proboscide... ecco, solo a pensarci mi spunta la lacrimuccia...
Con i film piango sempre. Se sono sola, poi, non ho ritegno.
Ritegno. Che sia tutta qua la questione? Mmm... non credo... non del tutto, almeno. Forse c'entrano quei benedetti automatismi che ho così diligentemente imparato ad esercitare e che, invece, vanno beatamente in crisi quando il percorso dei pensieri e delle emozioni si fa troppo sofisticato e, quindi, fragile.
Passare dalla modalità razionale alla modalità emotiva non mi risulta così immediato come, invece, il processo inverso. Quello si, che mi riesce. Pensavo proprio a questo, domenica scorsa, quando dopo un solitario momento di crisi con relativo sfogo singhiozzante, ho recuperato prontamente il mio solito controllo e, addirittura, senso dell'umorismo.
E, devo dire che, mentre mi riesce difficile piangere di me stessa in compagnia, ridere e prendermi gioco pubblicamente delle mie fragilità e debolezze, mi aggrada molto di più.
Lo faccio pure in un blog...
Però, pudica. Non mi piace mostrare in giro le mie lacrime. E testarda. Vorrei decidere io quando e quanto piangere. Spesso ci riesco pure. So come esercitare il controllo sulla mia emotività, so come attivare la modalità razionale e so farlo talmente bene che, quanto mi trovo in quella condizione, a piangere non ci riesco nemmeno. Qualche volta mi faccio persino paura.
Ogni tanto il meccanismo si incrina. Non accade spesso e non sono riuscita neanche a capire bene cosa è che effettivamente manda in corto circuito la modalità razionale. Succede e basta. E mi secca terribilmente perché automaticamente cerco di frenare il pianto ed è uno sforzo doloroso: lo avverto dalla rigidità del labbro inferiore, come se tutto il controllo passasse da lì. Si contrae, trema, si dilata in smorfie che non vedo ma che percepisco. E mi infastidiscono. Dio, se mi infastidiscono.
Non sarebbe più semplice piangere invece di resistere? Ci riesco così bene altre volte. Ho pianto persino con Dumbo... si, la scena di quando la mamma elefante imprigionata canta la ninna nanna al piccolino, cullandolo con la proboscide... ecco, solo a pensarci mi spunta la lacrimuccia...
Con i film piango sempre. Se sono sola, poi, non ho ritegno.
Ritegno. Che sia tutta qua la questione? Mmm... non credo... non del tutto, almeno. Forse c'entrano quei benedetti automatismi che ho così diligentemente imparato ad esercitare e che, invece, vanno beatamente in crisi quando il percorso dei pensieri e delle emozioni si fa troppo sofisticato e, quindi, fragile.
Passare dalla modalità razionale alla modalità emotiva non mi risulta così immediato come, invece, il processo inverso. Quello si, che mi riesce. Pensavo proprio a questo, domenica scorsa, quando dopo un solitario momento di crisi con relativo sfogo singhiozzante, ho recuperato prontamente il mio solito controllo e, addirittura, senso dell'umorismo.
E, devo dire che, mentre mi riesce difficile piangere di me stessa in compagnia, ridere e prendermi gioco pubblicamente delle mie fragilità e debolezze, mi aggrada molto di più.
Lo faccio pure in un blog...
Nessun commento:
Posta un commento