12 Marzo 2007
Certe volte vorrei aiutare tutti. Lo so, lo so che sembra uno dei soliti discorsi buonisti... che poi, è davvero così grave un po' di buonismo? Tutti sempre a dire che l'importante è essere se stessi, non fingere, non nascondere la vera indole... come dire che o nasci santo o devi per forza essere stronzo.
Perché, diciamoci la verità, di buoni buoni ne nascono pochini. La stragrande maggioranza sta in quella condizione ibrida che cerca di mediare il proprio egoismo con il rispetto per il prossimo. E mica è facile!
Però, sforzarsi per fare qualcosa di buono non è fingere, ma cercare di migliorarsi, o, se anche questo processo ci sembra troppo pretenzioso, possiamo dire che cerchiamo semplicemente di non arrecare ulteriore danno ad una società disgraziata.
Comunque, dicevo, a me piacerebbe dare il mio aiuto a chi mi sta intorno. Non parlo di chissà quali eroici sacrifici, di gesti eclatanti e grandiosi. Ogni giorno vedo piccole cose che potrei fare, la maggior parte delle volte, in fondo, non si tratta che di dare attenzione... Perché, a pensarci bene, l'attenzione sta diventando qualcosa di raro e prezioso, quotidianamente fagocitata dai ritmi, dagli impegni, dai veri o presunti obblighi che sentiamo.
L'attenzione impegna tempo, impegna ascolto, impegna disponibilità, impegna rispetto... tutte cose che sembrano fare a cazzotti con il nostro concetto di essere veri e noi stessi, sempre e comunque.
Per questo motivo, quando mi accorgo che non riesco a fare quello che potrei, mi rattristo e mi rammarico. E mi chiudo. E così finisco con il sembrare ancora più assente e distratta.
A pensarci bene, questo atteggiamento potrebbe essere l'esatto contrario del buonismo. Esiste come termine? Dimostrare più freddezza e disinteresse di quello che si prova realmente. Comunque fingere.
Ma poi, si tratta davvero di finzione? Imporci un qualsiasi comportamento è comunque un atto di volontà, no? Quindi scaturito da noi, quindi nostro, quindi vero.
Mmm... se non è una disconnessione mentale questa...
Certe volte vorrei aiutare tutti. Lo so, lo so che sembra uno dei soliti discorsi buonisti... che poi, è davvero così grave un po' di buonismo? Tutti sempre a dire che l'importante è essere se stessi, non fingere, non nascondere la vera indole... come dire che o nasci santo o devi per forza essere stronzo.
Perché, diciamoci la verità, di buoni buoni ne nascono pochini. La stragrande maggioranza sta in quella condizione ibrida che cerca di mediare il proprio egoismo con il rispetto per il prossimo. E mica è facile!
Però, sforzarsi per fare qualcosa di buono non è fingere, ma cercare di migliorarsi, o, se anche questo processo ci sembra troppo pretenzioso, possiamo dire che cerchiamo semplicemente di non arrecare ulteriore danno ad una società disgraziata.
Comunque, dicevo, a me piacerebbe dare il mio aiuto a chi mi sta intorno. Non parlo di chissà quali eroici sacrifici, di gesti eclatanti e grandiosi. Ogni giorno vedo piccole cose che potrei fare, la maggior parte delle volte, in fondo, non si tratta che di dare attenzione... Perché, a pensarci bene, l'attenzione sta diventando qualcosa di raro e prezioso, quotidianamente fagocitata dai ritmi, dagli impegni, dai veri o presunti obblighi che sentiamo.
L'attenzione impegna tempo, impegna ascolto, impegna disponibilità, impegna rispetto... tutte cose che sembrano fare a cazzotti con il nostro concetto di essere veri e noi stessi, sempre e comunque.
Per questo motivo, quando mi accorgo che non riesco a fare quello che potrei, mi rattristo e mi rammarico. E mi chiudo. E così finisco con il sembrare ancora più assente e distratta.
A pensarci bene, questo atteggiamento potrebbe essere l'esatto contrario del buonismo. Esiste come termine? Dimostrare più freddezza e disinteresse di quello che si prova realmente. Comunque fingere.
Ma poi, si tratta davvero di finzione? Imporci un qualsiasi comportamento è comunque un atto di volontà, no? Quindi scaturito da noi, quindi nostro, quindi vero.
Mmm... se non è una disconnessione mentale questa...
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