25 Novembre 2006

Esco dal reparto e cammino in fretta tra i padiglioni della zona ospedaliera. Il mio passo è veloce, come al solito... non so perché mi ritrovo sempre a camminare speditamente, anche quando non ho premura, chissà, forse è per avere l'illusione di riuscire a fare più cose... e so che la mia andatura risulta un po' saltellante, me lo hanno sempre detto, ma non sarà certo oggi che mi metterò a lavorare sul mio portamento.
Che poi, adesso, una certa urgenza ce l'avrei pure... è già la seconda volta che faccio questa strada, oggi; prima sono andata all'accettazione per il certificato di degenza, una corsa contro il tempo prima che gli uffici chiudessero, ma ce l'ho fatta! Ho fatto la strada di sempre, o almeno, quella che faccio sempre di giorno. Si, perché mi sono appena resa conto di compiere scelte diverse in base all'ora in cui percorro le vie che costeggiano i vari palazzi. In realtà, passare per una strada o per l'altra è esattamente uguale, nessun risparmio di tempo, forse è proprio per questo che mi sorprendo ogni volta a decidere rapidamente dove svoltare... e se è giorno svolto sempre alla prima, mentre con il buio continuo fino alla seconda traversa che, comunque, è ugualmente poco illuminata. Quindi, ad essere sincera, non ho la minima idea del perché cambio percorso.
L'ho pensato anche prima, mentre andavo all'accettazione e per un momento ho avuto la tentazione di saltare la prima strada, così, tanto per movimentare la giornata... ma poi i piedi hanno deciso da soli che non era tempo di cambiamenti.
All'ufficio sono arrivata in tempo, non c'era neanche fila ed io ho regalato i miei consueti sorrisi affabili e gli educati ringraziamenti all'impiegato che, meccanicamente, assolveva al compito. Lo guardavo compiere i soliti gesti automatici, digitare gli stessi tasti e mi chiedevo se da dietro al vetro pensa qualcosa mentre legge e controlla i nomi dei ricoverati. Che ne so, magari si chiede perché uno è rimasto solo due giorni, oppure cosa è venuto a fare nel tale reparto, forse si sofferma a considerare l'età del paziente, riconosce nella sua data di nascita quella di qualche conoscente, o magari nota il paese di provenienza e si chiede dove caspita sia... Ma l'impiegato mi ha consegnato il foglio senza lasciare minimamente trasparire anche solo uno dei propri pensieri... forse non ne ha, sono io che invece non riesco a fermare il corso dei miei...
Comunque... adesso sto uscendo dall'ospedale e, a rigor di logica, dovrei prendere la seconda traversa come faccio alla sera... ma adesso è pomeriggio, per cui è giusto svoltare alla prima... un bel dilemma.
Ok, la prima.
Oltre i tetti, contro un cielo dai vari toni di grigio screziato di azzurro, si stagliano la Torre e la cupola del Duomo. Perché il bello di quando hai qualcuno ricoverato all'Ospedale di Pisa, è che puoi godere di una fantastica sala d'aspetto, come può essere solo Piazza dei Miracoli.
Il brutto, invece, è... tutto il resto, ma questo è un altro discorso e non è il momento di farlo. In fondo cammino in fretta anche per questo, no? Cammino in fretta e penso in fretta... un passo dietro l'altro, un pensiero dietro l'altro, senza fatica, lasciandosi andare ad un livello quasi automatico. Funziona quasi sempre.
Oltrepasso l'ingresso, ignorando i soliti tipi che chiedono una firma contro la droga e gettando invece un'occhiata oltre l'arco che immette nella piazza dove gruppi di turisti si destreggiano tra i vari ventitori e si fanno immortalare nelle classiche pose di chi finge di reggere la torre. Pare incredibile, ma a qualunque ora si passi per la piazza, c'è almeno un turista impegnato nell'ardua impresa!
Mi dirigo alla fermata dell'autobus. Il parcheggio dove tengo l'auto non è molto distante e generalmente faccio la strada a piedi. Non alla sera, però. Con il buio prendo l'autobus, così faccio prima...che poi, accanto al parcheggio c'è pure un cimitero che mi mette sempre un po' di inquietudine... si, si, sono la solita fifona.
Ad ogni modo, adesso è giorno e potrei andare a piedi... che mi farebbe pure bene... ok, non tocchiamo l'argomento peso, che solo a pensarci mi viene voglia di... cioccolata! Va bene, è giorno ma ho fretta e così prendo l'autobus... ma guarda un po' se devo stare sempre a discutere....
Il mezzo arriva subito ed io salgo insieme ad un gruppo di giapponesi. Non sembrano neanche troppo stanchi... eppure devono averla retta anche loro la torre... Scendono anche loro alla mia fermata, ma io con il mio passo veloce e saltellante li semino rapidamente. Sono, però, subito costretta a rallentare perché per un momento non ricordo più da quale parte ho messo l'auto... mi pareva nella seconda fila, ma mi sa che mi confondo con ieri...
Sullo sfondo del grande parcheggio, un nuvolone staziona sul Monte Serra e prima che io possa fermarmi, mi ritrovo a pensare alla "mia" montagna... è un pensiero vero ed intenso che per un attimo rischia di mandare in frantumi tutto il mio rassicurante domino di pensieri distratti...
Ma è solo un attimo. Ecco laggiù l'auto. Dai che si parte con il giorno... se tutto va bene troverò il buio solo nell'ultimo tratto, ma la strada la conosco meglio e poi mi attaccherò come una cozza a qualche "faro nella notte"... Poco più di tre ore e saremo a casa.
Sospiro. Ok... adesso devo tornare in ospedale e per farlo posso prendere due strade...

Nessun commento:

Posta un commento