SUGAR FREE

8 Novembre 2007



Certe lezioni non si imparano mai. Pensi di averle capite, digerite malgrado la loro osticità e, in un modo o in un altro, anche interiorizzate... ma poi viene sempre il giorno in cui ti ritrovi allo stesso punto di partenza: quello in cui sei alle prese con la solita lezione da mandar giù.
Io so che devo fare attenzione a non dire sempre esattamente quello che penso. Che non significa, mentire, intendiamoci, ma semplicemente stemperare il pensiero che mi viene di istinto, masticarlo un pochino prima di esprimerlo in modo da renderlo... come dire... più morbido.
In realtà lo faccio quasi sempre, forse l'ho sempre fatto, prima ancora di rendermi conto che che dovevo effettivamente farlo. E questa mia certa capacità a riflettere prima di parlare ecercare di valutare parole, toni e intenzioni, alla fine mi si è ritorta contro, perché le rare volte che non lo faccio, mi metto sempre nei guai. Tutto d'un tratto, i miei interlocutori, anche gli amici più cari, sono spiazzati da quelle che leggono come uscite taglienti e inaspettate.
Per me sono semplicemente essenziali.Forsescarne, prive di tutte quelle mediazioni che di norma, sono portata a fare.
Eppure il punto di partenza è lo stesso, no? Possibile che lo stesso concetto, "puro" o "lavorato", sortisca un'effetto così diverso da rendermi irriconoscibile?
E', dunque, solo la parte edulcorata che ho lasciato uscire fuori in tutti questi anni? Credevo fosse mio dovere servire una bevanda dal sapore più gradevole e questo non avrebbe dovuto alterare comunque l'aroma del prodotto originario, no? Ma se qualche volta uno si trova senza zucchero? Non è forse sempre la stessa aranciata quella che servo? Ok, è solo un pochino più amara, ma non è cattiva.
O forse, quello che piaceva era solo lo zucchero?
Morale: Anche"aprire boccae darle fiato" è un' arte. O un lusso. Che non mi appartengono.
Lezione: Servire aranciata solo se si ha in casa del dolcificante.

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