Come tu mi vuoi
13
Luglio 2008
Penso di essere una persona adattabile. Nel senso che cerco
sempre di adattarmi alle situazioni, agli eventi, agli ambienti, alle persone.
Opporre resistenza è spesso uno spreco di energia... no, meglio assecondare. Il
che non significa fingere, ci mancherebbe altro... adattarsi, per me, vuol dire cercare la giusta prospettiva con
cui guardare le cose. Generalmente ne esiste sempre una.
Certo, con le
persone è più complicato che con tutto il resto. Voglio dire, adattarsi ad un
ambiente è facile... prima è estraneo, ostile, scomodo... allora lo si osserva
bene, da tutte le angolazioni fino a quando se ne trova una che,
inspiegabilmente, ci sembra più familiare o, almeno, un minimo accogliente.
Allora, cautamente, si cerca di collocarvisi... è a questo punto che bisogna
fare attenzione, non opporre assolutamente resistenza e scivolare in quel senso
di appartenenza che, inizialmente la nostra mente rifiutava. Perché prima che
un ambiente ci appartenga, bisogna essere disposti ad appartenere ad esso.
A pensarci bene, è
così anche per le persone, no? Per conoscerle è necessario prima di tutto
lasciarsi conoscere, ma questo inevitabilmente ci lega a loro ed
improvvisamente diventa indispensabile ottenere la loro approvazione o,
semplicemente, voler far loro piacere
Ecco, è qui che la
mia adattabilità diventa vizio comportamentale. Questo desiderio di “accogliere ed essere accolta” mi spinge
sempre a ricercare in me quegli aspetti così chiaramente più graditi alle
persone di cui desidero il consenso… insomma, devo a tutti i costi tirar fuori
il meglio di me! Solo che “il meglio” non è tutto… voglio dire, insieme al
meglio c’è anche il peggio e c’è pure il “così così”… che ne faccio di quelli?
Avanzano.
Se le persone le abitui con il tuo meglio, il resto difficilmente lo vogliono. Magari non lo fanno neanche apposta (a volte si)... Forse non si sono poste il problema che c’era anche dell’altro, forse per loro c’era davvero solo quel “meglio”. Insomma, è un po' colpa tua. E così, quando viene il giorno in cui vorresti andare un po’ a rimorchio, vorresti non essere quella che si adatta, vorresti non essere quella che capisce sempre… eh... quel giorno, ti rendi conto che devi pagare pegno per la tua vanità, per il tuo bisogno di piacere.
Avanzano.
Se le persone le abitui con il tuo meglio, il resto difficilmente lo vogliono. Magari non lo fanno neanche apposta (a volte si)... Forse non si sono poste il problema che c’era anche dell’altro, forse per loro c’era davvero solo quel “meglio”. Insomma, è un po' colpa tua. E così, quando viene il giorno in cui vorresti andare un po’ a rimorchio, vorresti non essere quella che si adatta, vorresti non essere quella che capisce sempre… eh... quel giorno, ti rendi conto che devi pagare pegno per la tua vanità, per il tuo bisogno di piacere.
Perché, per dirla
con le parole di Fabrizio De Andre'...
... E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.
Solo che per il Suonatore Jones questa era
libertà, per me certe volte è quasi una prigione.
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