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Ispirazioni

16 Novembre 2008
...Si commettono molti errori nella  vita, ma gli errori… sono solo pezzi. Questo magari è uno pezzo molto stupido, ma è solo un pezzo. Tu devi guardare il quadro generale, devi guardare il tuo quadro generale, non solo questo pezzo...
...Ehi, ehi, stammi a sentire. Han Solo non era un perdente. Han Solo era rimasto intrappolato nella grafite ed era un  casino ma non viene ricordato per questo. Viene ricordato per aver percorso la rotta Kessel in meno di dodici Parsec. E per aver affrontato le temperature glaciali del pianeta di Hoth,  per aver salvato una persona a cui teneva dal terribile mostro Wampa. Viene  ricordato perché proprio  all’ultimo minuto, sparò  a Dart Fener e lo spazzò via dal cielo in modo che Luke potesse usare la Forza e distruggere la dannata Morte Nera, ok? La principessa Leila lo salvò dalla grafite, i due si innamorarono, poi salvarono l’universo… ed ebbero due gemelli Jedi che a loro volta salvarono  l’universo un’altra volta. Capito? Questo è  quadro generale. La grafite è solo… un pezzo.
(Miranda Bailey in Grey's Anatomy)

SCELTE

30 Settembre 2008

Sono sempre stata la preferita di qualcuno.
Dei miei nonni, da piccolina… d’altra parte, abitavamo nello stesso palazzo e poi io ero una tale bambolotta… la classica “dove la metti sta”, al contrario delle mie cugine che erano più discole e che, quindi, finivano con l’essere un po’ gelose del mio rapporto privilegiato.
A scuola sono stata la “cocca” della maestra, anche se lei adesso afferma che non aveva “cocchi”… però i compagni me lo dicevano ed effettivamente,  anche in questo caso, ero sempre talmente brava ed educata che il ruolo mi si adattava perfettamente.
Poi è arrivato l’amore… più preferita di quel modo!!!!!!! Ok, non è durato per sempre, almeno non con quella particolare intensità… ma niente dura per sempre, no?
Sono stata la preferita del segretario di sezione quando mi sono interessata alla politica… avevo tempo, entusiasmo e mi piaceva imparare… impossibile non  considerarmi!
Nel mio primo periodo teatrale, a preferirmi è stato il regista… ma il ruolo di musa è difficile e pericoloso. E’ stato breve ed altre muse sono venute dopo di me.
Potrei citare altre situazioni, altri periodi, altre persone che mi hanno messa al centro di attenzioni, persino nel mondo virtuale ho avuto i miei momenti di protagonismo… non so quanto questa sorta di preferenza fosse meritata… a volte ho come l’impressione di essermi adattata a quello che l’ambiente dimostrava di desiderare proprio per essere coccolata e vezzeggiata.
Con il passare degli anni, però è stato sempre più difficile godere di tali particolari favori… non so, forse sono diventata meno disponibile, forse mi sono imbattuta in ambienti più esigenti, forse le mie presunte attrattive hanno perso consistenza… forse non ero poi così da preferire…
Lo ammetto, per un po’ questa cosa mi è pesata. Ho cominciato ad interrogarmi su quanto fasulle potessero essere certe mie caratteristiche. Ho dubitato di me.
Ma poi, un pensiero nuovo ha cominciato a farsi strada… e se finalmente non mi accontentassi più di essere la preferita ma volessi io preferire qualcuno? Non perché mi accetta, ma solo perché piace a me?
Questa si che sarebbe una prospettiva interessante… Quasi una sfida.

...o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,
continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.
(Verranno a chiederti del nostro amore F. De Andre')

Tentativi

5 Agosto 2008 

"Ho un amico, un jazzista. Un suonatore di tromba. Davvero fantastico. Vado a sentirlo quasi ogni mese. Suona un pezzo che mi fa impazzire, una vecchia canzone di Chet Baker. Soffia le stesse note ogni volta e ogni volta sembrano diverse. Una notte bevemmo qualcosa… quando ci davo giù col bere… e cercai di dirgli quello che la canzone mi ispirava, quello che la musica mi ispirava insieme al suo modo di suonare… Lui si limitò a scuotere la testa e a dire:
“Joan non si può parlare di musica! Parlare di musica è come ballare sull’architettura!”
Ed io dissi:
“Beh, allora se fai il filosofico con me non serve parlare di tante altre cose… l’amore, per dire!”
Il mio amico rise e disse:
“Esatto. Più che esatto. Parlare dell’amore è come ballare sull’architettura!”
Sai, non lo so, magari ha ragione. Ma questo non mi impedirà di provarci…"
(Joan nel film "Scherzi del cuore")

Come tu mi vuoi

13 Luglio 2008

Penso di essere una persona adattabile. Nel senso che cerco sempre di adattarmi alle situazioni, agli eventi, agli ambienti, alle persone. Opporre resistenza è spesso uno spreco di energia... no, meglio assecondare. Il che non significa fingere, ci mancherebbe altro... adattarsi, per me,  vuol dire cercare la giusta prospettiva con cui guardare le cose. Generalmente ne esiste sempre una.
Certo, con le persone è più complicato che con tutto il resto. Voglio dire, adattarsi ad un ambiente è facile... prima è estraneo, ostile, scomodo... allora lo si osserva bene, da tutte le angolazioni fino a quando se ne trova una che, inspiegabilmente, ci sembra più familiare o, almeno, un minimo accogliente. Allora, cautamente, si cerca di collocarvisi... è a questo punto che bisogna fare attenzione, non opporre assolutamente resistenza e scivolare in quel senso di appartenenza che, inizialmente la nostra mente rifiutava. Perché prima che un ambiente ci appartenga, bisogna essere disposti ad appartenere ad esso.
A pensarci bene, è così anche per le persone, no? Per conoscerle è necessario prima di tutto lasciarsi conoscere, ma questo inevitabilmente ci lega a loro ed improvvisamente diventa indispensabile ottenere la loro approvazione o, semplicemente, voler far loro piacere
Ecco, è qui che la mia adattabilità diventa vizio comportamentale. Questo desiderio di  “accogliere ed essere accolta” mi spinge sempre a ricercare in me quegli aspetti così chiaramente più graditi alle persone di cui desidero il consenso… insomma, devo a tutti i costi tirar fuori il meglio di me! Solo che “il meglio” non è tutto… voglio dire, insieme al meglio c’è anche il peggio e c’è pure il “così così”… che ne faccio di quelli?
Avanzano.
Se le persone le abitui con il tuo meglio, il resto difficilmente lo vogliono. Magari non lo fanno neanche apposta (a volte si)... Forse non si sono poste il problema che c’era anche dell’altro, forse per loro c’era davvero solo quel “meglio”. Insomma, è un po' colpa tua. E così, quando viene il giorno in cui vorresti andare un po’ a rimorchio, vorresti non essere quella che si adatta, vorresti non essere quella che capisce sempre… eh... quel giorno, ti rendi conto che devi pagare pegno per la tua vanità, per il tuo bisogno di piacere.
Perché, per dirla con le parole di Fabrizio De Andre'...

   ... E poi se la gente sa,
e la gente lo sa che sai suonare,
suonare ti tocca
per tutta la vita
e ti piace lasciarti ascoltare.

Solo che per il Suonatore Jones questa era libertà, per me certe volte è quasi una prigione.

Ruoli


17 Maggio 2008

"Sentite, secondo me dobbiamo rassegnarci… Siamo delle donne, dopotutto, no?E quindi dobbiamo essere elastiche! Saper fare tutto… fingere di non saper fare niente. Dedicarci completamente a qualcuno… farne a meno. Lavorare… farne a meno. Essere belle… brutte. Giovani… vecchie. Sole."
(Due Partite - Cristina Comencini)
Questa mattina mi sono tornate in mente queste parole... le ragioni sono molte e mi stanno tutte frullando in testa vorticosamente. Ma non ho tempo per fare quella specie di "deframmentazione" che talvolta amo chiamare "riflettere"... che poi, alla fine, la conclusione sarebbe la stessa della citazione!

Post(i)


12 Maggio 2008 


"Io vado pazza per Tiffany!... Specie in quei giorni in cui mi prendono le paturnie..."
"Vuol dire quando è triste?"
"No... Uno è triste perché si accorge che sta ingrassando... o perché piove... ma è diverso! No, le paturnie sono orribili... è come un'improvvisa paura di non si sa che...
E' mai capitato a lei?"
"Certo."
"Beh, in questi casi mi resta solo una cosa da fare: prendere un tassì e correre da Tiffany! E' un posto che mi calma subito... Quel silenzio e quell'aria solenne... Là non può accaderti niente di brutto. Se io trovassi un posto a questo mondo che mi facesse sentire come da Tiffany... comprerei i mobili e darei al gatto un nome!"

(Holly Golightly a Paul Varjak in Colazione da Tiffany)

Perché, anche per le mie paturrnie, c'è sempre "un posto" .