Difficilmente leggo un libro dopo aver visto il film e così quando mi è capitato tra le mani "31 Canzoni” di Nick Hornby ho pensato che era la volta buona per leggere qualcosa di suo, visto che fino ad ora mi ero imbattuta solo nei film tratti dai suoi romanzi.
Questo, in realtà, non è un romanzo ma un semplice viaggio nella musica, un modo per parlare dei propri gusti, della propria vita, delle proprie scelte attraverso il contesto musicale. Le trentuno canzoni diventano così una colonna sonora per il corso dei pensieri e dei ricordi.
Era scontato che questa cosa mi piacesse. Anche io ho sempre una colonna sonora che mi accompagna, quasi che la mia vita fosse un lunghissimo videoclip...
Ma mi sto dilungando e invece volevo sottolineare un passaggio del libro che mi ha colpito...
"(...) Ma a volte, molto raramente, canzoni, libri, film, quadri e foto sono l'espressione perfetta di te stesso. E questo non dipende necessariamente dalle parole o dalle immagini; il legame è molto meno diretto e più complesso. Quando cominciavo a dedicarmi seriamente alla scrittura lessi Ristorante Nostalgia di Anne Tyler e all'improvviso capii cos'ero e cosa volevo essere, in meglio o in peggio. Si tratta di un processo simile all'innamoramento. Non è detto che si scelga la persona migliore o la più intelligente o la più bella: c'è dell'altro sotto. Una parte di me avrebbe preferito Updike o Kerouac o DeLillo - Un autore virile, magari un po' oscuro e di certo uno che usava più parolacce - e benché abbia ammirato questi scrittori, in varie fasi della mia vita, l'ammirazione è tutt'altra cosa rispetto al tipo di identificazione cui mi riferisco. Parlo di comprendere - o perlomeno avere la sensazione di comprendere - ogni scelta artistica, ogni impulso, l'anima dell'opera e di chi l'ha creata. "Questo sono io” mi sono detto leggendo il ricco, triste e bel romanzo di Anne Tyler. "Non sono un personaggio, non sono affatto simile all'autrice, non ho vissuto le esperienze di cui scrive. Eppure è così che mi sento, dentro. (...)”
Be'... direi che è esattamente quel che cerco di esprimere da più di un anno. E' quel famoso processo di appropriazione di cui scrissi nel mio primo post. Ed è anche quel che a volte mi capita leggendo altri blog...
E' per questo che tra i molti Blog "amici" ce ne sono molti a cui mi piace pensare come una sorta di Corte dei Miracoli; mi rendo conto che a volte sembriamo appartenere a pianeti completamente diversi e lontani e so bene che la mia sensazione può essere a senso unico, ma non importa... evidentemente ho trovato in quelle parole altrui più parte di me di quanta non sia stata capace di tirar fuori.
E quindinon mi rimane che essere eternamente grata a qualsiasi canzone, libro, film o... blog per quel che è riuscito a darmi.
Questo, in realtà, non è un romanzo ma un semplice viaggio nella musica, un modo per parlare dei propri gusti, della propria vita, delle proprie scelte attraverso il contesto musicale. Le trentuno canzoni diventano così una colonna sonora per il corso dei pensieri e dei ricordi.
Era scontato che questa cosa mi piacesse. Anche io ho sempre una colonna sonora che mi accompagna, quasi che la mia vita fosse un lunghissimo videoclip...
Ma mi sto dilungando e invece volevo sottolineare un passaggio del libro che mi ha colpito...
"(...) Ma a volte, molto raramente, canzoni, libri, film, quadri e foto sono l'espressione perfetta di te stesso. E questo non dipende necessariamente dalle parole o dalle immagini; il legame è molto meno diretto e più complesso. Quando cominciavo a dedicarmi seriamente alla scrittura lessi Ristorante Nostalgia di Anne Tyler e all'improvviso capii cos'ero e cosa volevo essere, in meglio o in peggio. Si tratta di un processo simile all'innamoramento. Non è detto che si scelga la persona migliore o la più intelligente o la più bella: c'è dell'altro sotto. Una parte di me avrebbe preferito Updike o Kerouac o DeLillo - Un autore virile, magari un po' oscuro e di certo uno che usava più parolacce - e benché abbia ammirato questi scrittori, in varie fasi della mia vita, l'ammirazione è tutt'altra cosa rispetto al tipo di identificazione cui mi riferisco. Parlo di comprendere - o perlomeno avere la sensazione di comprendere - ogni scelta artistica, ogni impulso, l'anima dell'opera e di chi l'ha creata. "Questo sono io” mi sono detto leggendo il ricco, triste e bel romanzo di Anne Tyler. "Non sono un personaggio, non sono affatto simile all'autrice, non ho vissuto le esperienze di cui scrive. Eppure è così che mi sento, dentro. (...)”
Be'... direi che è esattamente quel che cerco di esprimere da più di un anno. E' quel famoso processo di appropriazione di cui scrissi nel mio primo post. Ed è anche quel che a volte mi capita leggendo altri blog...
E' per questo che tra i molti Blog "amici" ce ne sono molti a cui mi piace pensare come una sorta di Corte dei Miracoli; mi rendo conto che a volte sembriamo appartenere a pianeti completamente diversi e lontani e so bene che la mia sensazione può essere a senso unico, ma non importa... evidentemente ho trovato in quelle parole altrui più parte di me di quanta non sia stata capace di tirar fuori.
E quindinon mi rimane che essere eternamente grata a qualsiasi canzone, libro, film o... blog per quel che è riuscito a darmi.
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