13 Settembre 2006

Ricordo che prima di diventare madre, le ansie genitoriali tendevano a farmi sorridere. Certo, comprendevo la preoccupazione di fronte a problemi importanti, ma le piccole qestioni quotidiane mi sembravano incredibili esagerazioni. Anche l'enfatizzazione di alcuni eventi mi pareva eccessiva e guardavo scettica e perplessa le mie colleghe di lavoro alle prese con l'emozione del "primo giorno di scuola”...
Poi ci fu quella fine di Settembre... in un solo giorno le prospettive possono cambiare drasticamente.
Solo alcuni giorni dopo, passeggiavo con la mia carrozzina proprio davanti alla scuola mentre uscivano i bambini ed io, ancora completamente sopraffatta dall'intensità delle mie sensazioni, mi sorpresi a pensare che nemmeno una dannatissima scuola mi avrebbe separato un minuto da mia figlia!!!
E le convinzioni? I buoni propositi? Chi non si è mai ricordato di quando diceva "ah, se un giorno avrò un figlio, io non farò mai...” per poi rendersi conto di aver realizzato esattamente il contrario?
Prospettive. Teoria e pratica.
Mi sono venute in mente queste considerazioni un po' perché domani anche la mia bambina ricomincia la scuola (ma fa la quinta elementare, ormai il rodaggio dovrebbe essere finito... parlo del mio, eh!), ed un po' perché mi sono ritrovata a parlare di tali argomenti commentando il post di luther 78 che quindi mi è servito come spunto di riflessioni.
Infine, "casualmente” (una volta mi piacerebbe parlare di questa strane casualità), mi sono imbattuta nel libro di Paolo Crepet "Non siamo capaci di ascoltarli” con questa splendida prefazione che riporto qui di seguito.

"Se mi chiedessero di scrivere una lettera a una bimba che sta per nascere, lo farei così.
Cosa hai sentito finora del mondo attraverso l'acqua e la pelle tesa della pancia di mamma? Cosa ti hanno detto le tue orecchie imperfette delle nostre paure? Riusciremo a volerti senza pretendere, a guardarti senza riempire il tuo spazio di parole, inviti, divieti? Riusciremo ad accorgerci di te anche dai tuoi silenzi, a rispettare la tua crescita senza gravarla di sensi di colpa e di affanni? Riusciremo a stringerti senza che il nostro contatto sia richiesta spasmodica o ricatto d'affetto?
Vorrei che i tuoi Natali non fossero colmi di doni - segnali a volte sfacciati delle nostre assenze - ma di attenzioni. Vorrei che gli adulti che incontrerai fossero capaci di autorevolezza, fermi e coerenti: qualità dei piú saggi. La coerenza, mi piacerebbe per te. E la consapevolezza che nel mondo in cui verrai esistono oltre alle regole relazioni e che le une non sono meno necessarie delle altre, ma facce di una stessa luna presente.
Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a inseguire le emozioni come gli aquiloni fanno con le brezze piú impreviste e spudorate; tutte, anche quelle che sanno di dolore. Mi piacerebbe che ti dicessero che la vita comprende la morte. Perché il dolore non è solo vuota perdita ma affettività, acquisizione oltre che sottrazione. La morte è un testimone che i migliori di noi lasciano ad altri nella convinzione che se ne possano giovare: cosí nasce il ricordo, la memoria piú bella che è storia della nostra stessa identità.
Mi piacerebbe che qualcuno ti insegnasse a stare da sola, ti salverebbe la vita. Non dovrai rincorrere la mediocrità per riempire vuoti, né pietire uno sguardo o un'ora d'amore.
Impara a creare la vita dentro la tua vita e a riempirla di fantasia.
Adora la tua inquietudine finché avrai forze e sorrisi, cerca di usarla per contaminare gli altri, soprattutto i più pavidi e vulnerabili. Dona loro il tuo vento intrepido, ascolta il loro silenzio con curiosità, rispetta anche la loro paura eccessiva.
Mi piacerebbe che la persona che piú ti amerà possa amare il tuo congedo come un marinaio che vede la sua vecchia barca allontanarsi e galleggiare sapiente lungo la linea dell'orizzonte. E tu allora porterai quell'amore sempre con te, nascosto nella tua tasca piú intima.”


Questo può rendere minimamente l'idea del "grande salto”?

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