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l'eco delle parole (quello che non vorresti)

7 Febbraio 2009
 

Sono spilli conficcati sotto pelle. Hai recepito le parole, i concetti, ne hai cercato le ragioni, valutata l'obiettività, ti sei offesa, mortificata, arrabbiata, ribellata, rassegnata... passano i giorni, ma loro sono sempre lì, te li porti dietro, li ignori e sei così brava che il più delle volte riesci persino a non sentire il fastidio. Fino a quando non li urti accidentalmente in qualcosa, oppure qualcuno te li muove di proposito. Allora è dolore. Acuto. Come gli spilli, anche le parole ti sono restate nelle orecchie, ti martellano in testa, scavano solchi profondi dentro di te. Il loro frastuono diventa insostenibile. E alla fine ti arrendi e capisci che sono vere.
 

RIFLESSIONI... (in assenza di me)

 27 Gennaio 2009

Domenica. Lo specchio è sempre lo stesso, quello grande del bagno, quello più clemente ma comunque pressante, quello della quotidianità, quello dei buoni propositi mattutini e della stanchezza e sconforto serali. Fa il suo lavoro… riflette. E di conseguenza, costringe anche me a riflettere. Anche se, certo, in modo assai diverso. Anche se non vorrei.

Pure i gesti sono quelli di sempre, automatici, ridotti al minimo indispensabile. O, almeno, quello che attualmente ritengo il minimo indispensabile… un velo di crema alle cui promesse miracolose è affidata la giornaliera lotta contro il tempo che passa e che, a dispetto di qualsiasi ottimistica razionalizzazione, pesa sempre di più. La tentazione sarebbe di finire qui, ma il colore è spento quasi quanto la mia testa e così mi concedo una passata di fondotinta compatto (quello fluido è già troppo ambizioso per il mio umore)… mi osservo mentre tampono la pelle con la spugnetta e mi scopro a desiderare una qualche magica polvere dell’invisibilità… distratta da questo pensiero, prendo il pennello grande e  lo passo distrattamente sugli zigomi senza neanche intingerlo nel colore. Basta, non tollero altro per oggi. Qualche colpo di spazzola sui capelli fastidiosamente scomposti e poi un fin troppo strategico cappello, quello nero in feltro, carino,  con la tesa che scende a coprire gli occhi, separa  e protegge dal resto del mondo… e siccome non ho il mantello di Potter, mi accontento del cappotto lungo, sempre nero, che copre e nasconde come una corazza… perché, si sa, il nero assorbe tutti i colori, li trattiene e non ne restituisce alcuno… un po’ quel che fa la mia mente oggi. Prende e non rende…

Sono pronta. La via di mezzo tra Darth Fener e la donna invisibile.

SOMIGLIANZE

7 Dicembre 2008





Se potessi parlarmi di te
E frantumare il silenzio che c'è
Senza nasconderti perché...

  

Ho guidato piano oggi. Rilassata, direi. Non sono stata neanche troppo attenta a quei piccoli errori o cattive abitudini che mio padre mi rimprovera da anni. L’ho lasciato dire e non me la sono presa. Ma, anche lui, mi è sembrato più tollerante di altre volte.

E non mi sono preoccupata dei silenzi. Non ho avuto l’ansia che avevo un tempo di riempirli per la paura o il desiderio di scendere su un piano troppo emotivo. Ma, una volta tanto, non ho sentito la pressione di argomenti scomodi da affrontare e i silenzi non mi hanno pesato.

Arrivati alla casa al mare, poi, ci siamo messi al lavoro, senza cercare particolari accordi, senza distribuirci i compiti… sapevamo cosa fare, ognuno si è occupato di quel che, tacitamente, riteneva di propria competenza, senza interagire, senza aspettarci troppo. Eppure, stranamente coordinati.

E allora, mi sono resa conto che non mi stavo sforzando di fare le cose come lui voleva… mi veniva naturale perché è così che ho imparato a farle, perché è così che forse le so davvero fare.

Perché, alla fine, è a lui che assomiglio.

Non in tutto, ovviamente. Anche altre persone sono state determinanti ed ho pure fatto scelte per distanziarmi da ciò che non condividevo. Ma resta tutta una base, uno strato, un bagaglio che ci accomuna, fatto di insegnamenti, di esempio, di emulazione, di ricordi, di radici. Di DNA.

Così, ad un tratto, mi è venuto da chiedermi, come sarebbe il blog di mio padre se ne avesse uno? Riuscirebbe, almeno lì a dare forma e sostanza a tutti quei pensieri, quelle emozioni, che non è mai riuscito ad esternare e che io ho imparato solo ad intuire senza mai riuscire ad avvicinarmici? E saprei commentare, io, il blog di mio padre? 



E restiamo qui
Più mi guardo e più somiglio a te
In un gesto o lampo di allegria
In questa smania di scappare via
Ci incontreremo mai io e mio padre


(testo in corsivo: "Io e mio padre - G. Di  Michele)